Simone Fernando Sacconi

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SIMONE FERNANDO SACCONI (1895-1973)
Figlio di un violinista, fin da piccolo mostra interesse per l’arte liutaria. Già a otto anni è garzone a Roma nella bottega del liutaio veneto Giuseppe Rossi e, a tredici anni ha l’opportunità di esaminare per la prima volta un violino di Stradivari (Berthier 1716), di proprietà del violinista ungherese Ferenc Vecsey.
Compie gli studi all’Accademia di Belle Arti e combatte nella prima guerra mondiale. Al suo rientro, frequenta l’anziano liutaio bolognese Giuseppe Fiorini – che aveva acquistato il grande tesoro costituito dai reperti della bottega di Antonio Stradivari e lavora nella sua bottega. Entra così in contatto con le forme e i modelli del grande Antonio Stradivari del quale aveva già avuto occasione di copiare egregiamente alcuni strumenti e riparare il violoncello “Piatti” del 1720.
Nel 1925 sposa la cantante Teresita Pacini grazie alla quale conosce i maggiori violinisti e violoncellisti del XX secolo, che divennero suoi clienti, ed entra in rapporto con grandi compositori quali Richard Strauss, Claude Debussy, Riccardo Zandonai, Ottorino Respighi, Alfredo Casella, Pietro Mascagni e Ildebrando Pizzetti.Il Maestro Sacconi al lavoro
Nel 1931 il lavoro lo porta a New York e lì ha l’occasione di studiare antichi e preziosi strumenti e di approfondire le tecniche del restauro.
Nel frattempo, nel 1930, tutto il materiale Stradivariano appartenente a Giuseppe Fiorini, sul quale Sacconi aveva basato i suoi studi e la sua esperienza, è stato donato dall’anziano liutaio ai Musei Civici di Cremona, a condizione che venisse esposto al pubblico e con il proposito che si creasse una scuola di liuteria da lui diretta.
Le Celebrazioni Stradivariane di Cremona del 1937, purtroppo dopo la morte di Giuseppe Fiorini avvenuta nel 1934, creano l’occasione sia per dare attuazione al suo desiderio di realizzare a Cremona la prima Scuola di Liuteria italiana, sia per indurre Simone Fernando Sacconi a rientrare, anche se solo per l’evento, in Italia.
Eitchetta Sacconi Da allora la vita di Sacconi, divisa tra la sua attività sempre più fiorente e produttiva negli Stati Uniti e i suoi continui viaggi a Cremona per l’organizzazione del Museo dei reperti stradivariani e per l’insegnamento, lo porta ad essere uno dei maggiori conoscitori e studiosi dell’arte liutaria e sicuramente il maggior esperto del suo più grande esponente, Antonio Stradivari. È sempre dietro suo impulso che nel 1961 Alfredo Puerari, allora Presidente dell’Ente Provinciale del Turismo e Direttore del Museo Civico, compra presso Hill il primo violino di Stradivari (ex Joachim) da allora nominato Il Cremonese 1715, e lo ridona alla città, dando così inizio ad una delle più pregiate collezioni di strumenti ad arco nel mondo (attualmente conservata e visitabile presso il Museo del Violino di Cremona).
Fino al 1973, anno della sua morte, Sacconi, universalmente ritenuto uno dei più grandi liutai di ogni tempo, maneggia e restaura centinaia di strumenti del suo ispiratore e diffonde le sue tecniche e i suoi metodi tra i professionisti del tempo, anche attraverso il preziosissimo libro I “segreti” di Stradivari, pubblicato a Cremona nel 1972, che ha fortemente contribuito ad accrescere la qualità della liuteria mondiale e a far emergere, su tutte, quella cremonese.
Un suo violino del 1941 è custodito nella sezione dedicata ai liutai rappresentativi della liuteria cremonese dalla fine del Settecento all’interno del Museo del Violino di Cremona. Per la costruzione di questa mirabile opera si ispirò agli strumenti intarsiati di Antonio Stradivari, con particolare attenzione all’intarsio del violino Hellier del 1679.