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Palazzo Mina Bolzesi - foto Roberto Caccialanza

PALAZZO MINA BOLZESI
L’Ottocentesca residenza nobiliare di via Platina 66, nel centro di Cremona, non può passare inosservata per la sua maestosità. Nonostante il progetto della sua ideazione sia Academia Cremonensis Cremonatradizionalmente attribuito all’architetto milanese Carlo Sada, diversi dubbi sono stati sollevati dagli studiosi in considerazione della giovanissima età dell’architetto all’epoca della costruzione del Palazzo. L’ipotesi più accreditata porterebbe invece ad attribuire la paternità del progetto all’architetto svizzero italiano Simone Cantoni e, solo alla sua morte avvenuta nel 1818, il suo completamento al giovane Carlo Sada.
La storia di Palazzo Mina Bolzesi inizia nel 1812 con Gaetano Bolzesi, che, figlio di noti commercianti dell’epoca, approfittando della soppressione degli ordini religiosi acquista l’immobile quando ancora era Convento di Santa Marta. Lo fa abbattere e dà inizio alla costruzione del nuovo palazzo nel quale, già nel 1813, sembra operare il pittore Giuseppe Diotti, ai tempi anche direttore e docente di pittura presso l’Accademia Carrara di Bergamo, che ne affresca l’ala destra del piano terra, dando avvio al ciclo di affreschi a soggetto mitologico dipinto nel palazzo. Nel 1815 l’edificio risulta essere residenza della famiglia Bolzesi, anche se la facciata è ancora incompiuta. La sua realizzazione sarà infatti terminata solo nel 1832, adSala Academia Cremonensis opera dell’architetto Sada.
È in stile neoclassico di chiara tendenza Impero, in marmo grigio e lavorata inferiormente a bugnato, mentre nella parte superiore spiccano quattro semicolonne corinzie, sei lesene scanalate e nove bassorilievi che raffigurano momenti di vita pubblica di alcuni personaggi cremonesi: Publio Alfeno Varo , Benedetto Lampiridio, Gerolamo Vida, ritratti anche nelle tre statue sovrastanti il timpano. Al suo interno è riprodotto un grande stemma della famiglia Bolzesi.
All’interno del palazzo, un portico di controfacciata a tre arcate conduce all’ampio giardino romantico, con torre di piacere e tempietto, dal quale si può ammirare la facciata interna dell’edificio, più simile a quella di una nobile villa, che contrasta con l’aspetto severo e imponente della facciata principale.
Oltre ad affreschi del già citato pittore Giuseppe Diotti, il palazzo conserva opere del pittore ed incisore Luigi Sabatelli, del medaglista ed incisore Luigi Manfredini e dello scultore Raffaello Monti, oltre a due sculture in marmo di Carrara degli scultori Camillo Pacetti  e Gaetano Matteo Monti (quest’ultimo allievo del Canova), uniche due opere rimaste a ricordare l’ampia e preziosa collezione Bolzesi che un tempo era conservata all’interno delle sale.
Uno dei nipoti dCortile Palazzo Mina Bolzesi - foto Roberto Caccialanzai Gaetano Bolzesi, Camillo – figlio di Giulia Bolzesi e Giuseppe Mina – eredita anche il cognome materno creando il ramo Mina Bolzesi, che sarà proprietario del palazzo e da cui deriva il nome attuale.

 

Ecco la nostra sede dal satellite.

Come raggiungerci:

L’Academia Cremonensis si trova nel centro di Cremona, in via Platina 66.

Cremona è in Italia, al centro della Pianura Padana.

È raggiungibile dagli aeroporti di:

– Milano – Aeroporto Linate (92,9 km)

– Milano – Aeroporto Malpensa (148 km)AcademiaMaps

– Bergamo – Aeroporto Orio al Serio (98,6 km)

– Brescia – Aeroporto Montichiari (61,2 km)

– Parma – Aeroporto Verdi (67,7 km)

– Bologna – Aeroporto Marconi (151 km)

– Verona – Villafranca (104 km)

– Venezia – Marco Polo (239 km)

– Forlì (229 km)

– Lugano – Aeroporto Agno (178 km)

collegati a Cremona attraverso le reti autostradale e ferroviaria.

Inoltre dista 66,4 km da Mantova e 73,3 km. dal lago di Garda.

Cremona e la liuteria

Cremona, città d’arte e della musica, patria di illustri musicisti e compositori, quali Claudio Monteverdi e Amilcare Ponchielli, è da sempre considerata capitale mondiale del violino. È soprattutto per la costruzione degli strumenti ad arco e per le grandi famiglie di liutai del passato che la città merita fino in fondo questo titolo, dal 5 dicembre 2012 riconosciuto anche dall’Unesco che ha iscritto il “saper fare liutario” nel registro dei Beni Immateriali dell’Umanità. Continua