Cremona e la Liuteria

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Cremona, città d’arte e della musica, patria di illustri musicisti e compositori, quali Claudio Monteverdi e Amilcare Ponchielli, è da sempre considerata capitale mondiale del violino. È soprattutto per la costruzione degli strumenti ad arco e per le grandi famiglie di liutai del passato che la città merita fino in fondo questo titolo, dal 5 dicembre 2012 riconosciuto anche dall’Unesco che ha iscritto il “saper fare liutario” nel registro dei Beni Immateriali dell’Umanità.La statua di Stradivari
Tutto in città parla di musica e di liuteria. Le circa 140 botteghe liutarie, di cui un terzo straniere (25 addirittura extraeuropee) tramandano la tradizione degli antichi Maestri. Inoltre le preziose collezioni storiche presenti, e il richiamo che esercitano in ambito musicale, contribuiscono a fare di Cremona un centro della liuteria unico a livello internazionale. 20140609SpotAcademia008La loro importanza scientifica e didattica consente agli studenti e ai liutai “cremonesi” di accrescere continuamente la loro competenza. Tra queste collezioni, quella degli strumenti antichi – di Andrea, Girolamo e Nicolò Amati, di Giuseppe Guarneri (figlio di Andrea), Antonio Stradivari, Giuseppe Guarneri del Gesù, Francesco Ruggieri – e quella dei reperti stradivariani, che conserva le forme, i modelli, gli attrezzi, i disegni e i progetti provenienti dalla bottega di Stradivari. Entrambe sono ora esposto al Museo del Violino di Cremona, ormai principale punto di riferimento del mondo liutario internazionale.
Numerose, inoltre, le istituzioni che a Cremona si occupano a vario titolo di liuteria. Oltre al già citato Museo del Violino, dal 1970 opera a Cremona il Centro di Musicologia Walter Stauffer: proprietario di quattro strumenti della collezione del Museo del Violino – di cui è anche socio fondatore –, l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Claudio Monteverdi” e il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia, con sede a Cremona. 20140609SpotAcademia099
In questo contesto ben si inserisce l’Academia Cremonensis che, perseguendo gli stessi obiettivi delle istituzioni già attive in città, si presenta come un’ulteriore opportunità di arricchimento per gli appassionati e i professionisti del settore. Quasi fosse una bottega aperta, dà la possibilità agli interessati di vivere i “segreti” dei Maestri Liutai e Archettai del passato e realizzare strumenti ed archetti secondo le loro tecniche. L’Academia si ispira soprattutto a Simone Fernando Sacconi per i violini e Giovanni Lucchi per gli archi, che ci hanno dato punti di riferimento certi fondati sul loro approfondito studio e la loro esperienza artigianale d’eccellenza basati sull’intima conoscenza dei grandi Maestri Liutai e Archettai che hanno dato storico lustro a livello mondiale a quest’arte.  La stretta interazione tra l’allievo e il Maestro mira alla crescita professionale di entrambi.

STORIA DELLA LIUTERIA A CREMONA

Nella storia dell’Italia settentrionale il 1530 è una data importante, di svolta, di passaggio da un periodo di aspra contesa tra Francia e Spagna segnato da guerre, epidemie, e totale inerzia economica ad un periodo di affermazione della Spagna, caratterizzato da pace e conseguente ripresa dei commerci. Cremona, forse anche per la sua posizione al centro della Pianura Padana e lambita dal fiume Po, diviene la seconda città del Ducato di Milano e, come sempre succede, lo sviluppo economico crea la base ideale per uno sviluppo parallelo di cultura e arti. È questo il periodo d’oro di Cremona nel quale la città si distingue per la sua produzione artistica e per l’incremento del commercio. Ed è proprio agli inizi del XVI secolo che risalgono le prime botteghe liutarie, non certo con il fascino e l’atmosfera incantata che le caratterizzerà in futuro, ma con l’operatività e la concretezza caratteristica di tutte le botteghe artigiane dell’epoca. Che si trattasse di una calzatura, una stoffa, di pane o di strumenti musicali, il prodotto, con il suo processo e il suo valore intrinseco, era ciò che interessava.stradivari
Questo fervore artigianale e l’alta qualità della liuteria cremonese continua nei secoli successivi, fino al 1770 circa. In seguito le botteghe liutarie spariscono – forse anche per il fatto che, a differenza degli altri artigiani, i liutai non fossero riuniti in corporazione – ed il lavoro dei grandi Maestri va in gran parte perduto.
Contrariamente a quanto si possa d’istinto pensare, questo crea un vuoto ma anche un immediato desiderio di ricerca spasmodica e appassionata di ciò che è andato disperso, che ora acquista significato e valore. I manufatti delle grandi famiglie  liutaie, Amati , Bergonzi, Guarneri, e in particolar modo di Antonio Stradivari, così come le loro conoscenze, i loro studi, le loro ricerche diventano oggetto di particolare interesse, professionale da parte di liutai e musicisti, economico e un po’ più irriverente da parte dei commercianti.
20140609SpotAcademia156 Tra questi ultimi anche Paolo Stradivari, ultimogenito del più illustre liutaio di tutti i tempi, che, a differenza dei fratelli Giacomo Francesco e Omobono Felice, non aveva intrapreso la strada paterna: alla morte dei fratelli eredita il patrimonio della bottega del padre e, sfruttando le proprie doti di commerciante, lo vende interamente. La maggior parte, una decina di violini e tutta l’importantissima attrezzatura costruttiva e di studio del padre, è acquistata intorno al 1775 dal conte Ignazio Cozio di Salabue, il primo grande intenditore e collezionista di strumenti musicali di cui si abbia notizia. Questi, consapevole dello straordinario valore dei reperti, mantiene saldamente unita la collezione nell’intento di non disperdere nulla di questo eccezionale tesoro e lo studia e analizza con passione. Ma anche in questo caso, come già successo con l’ultimogenito Stradivari, nel 1920, i suoi eredi vendono il grande patrimonio al liutaio bolognese Giuseppe Fiorini che, per fortuna, oltre ad occuparsi con dedizione e trasporto all’integralità dei reperti della bottega dei Stradivari, copia con grande successo i suoi strumenti tramandandone così le tecniche e i metodi.